Ne avevamo parlato circa un anno fa, commentando l’intervista rilasciata a Readwriteweb da Bob Iannucci, chief technology officer di Nokia. E’ la cosidetta realtà aumentata (augmented reality), ovvero la possibilità di sovrapporre, alla realtà percepita dai nostri sensi, le informazioni ricavate da una realtà virtuale elaborata da un computer o, più specificamente, da un dispositivo mobile di comunicazione, come quelli che si vanno sempre più diffondendo sulla scia dell’iPhone di Apple.
Torniamo sull’argomento perchè è di appena qualche giorno fa l’annuncio della nascita di Layar, un’applicazione per la piattaforma mobile Android (ma è in arrivo la versione per iPhone) sviluppata dalla compagnia SPRXmobile e che, seppure appena nata e limitata nel funzionamento alla sola Olanda, offre potenzialità d’uso molto interessanti e consente di gettare uno sguardo più consapevole e concreto alle prospettive di questo tipo di tecnologia nella vita di tutti i giorni.
Layar infatti, secondo la definizione fornita da SPRXmobile, è il primo browser basato sulla realtà aumentata ed è in grado di mostrare, in tempo reale e sovrapposte a ciò che viene inquadrato dalla fotocamera del proprio telefonino o smartphone, informazioni di diverse tipologie relative ai dintorni dell’utilizzatore. Guardando attraverso l’obbiettivo è così possibile vedere, ad esempio, quali case siano in vendita, localizzare i bar ed i negozi più popolari, conoscere le offerte di lavoro, la posizione degli studi medici e l’ubicazione degli sportelli ATM dei bancomat.
Il suo funzionamento è veramente molto semplice ed intuitivo. Al lancio dell’applicazione viene attivata la fotocamera, mentre il GPS del telefonino stabilisce la locazione geografica dell’utente e la bussola integrata, come quella che ha recentemente fatto la sua comparsa nel nuovo iPhone 3GS, determina la direzione in cui si sta guardando. A questo punto, nello spicchio di mondo inquadrato dal display, fanno la loro comparsa le localizzazioni relative alla tipologia di dato che si desidera consultare sotto forma di globi colorati ed allineati su una griglia invisibile, la cui dimensione varia a seconda delle coordinate geografiche a cui si riferiscono e quindi della relativa distanza dall’osservatore (più piccoli se la distanza è maggiore, più grandi se è minore). L’effetto è davvero molto d’impatto. Con ciascuno degli oggetti rappresentati è naturalmente possibile interagire, estraendone informazioni supplementari. Se si tratta di un’agenzia immobiliare, ad esempio, è possibile conoscere il prezzo di vendita (o di affitto) della casa inquadrata o di quella appena due isolati più in là. Se parliamo di un bar o di un ristorante è possibile leggerne le recensioni su social network, oppure, se ad interessarci è un’agenzia di lavoro temporaneo, possiamo accedere direttamente alle offerte di impiego. Se, poi, tra le informazioni fornite a corredo è presente un numero telefonico, è possibile effettuare direttamente una chiamata.
Ogni fornitore di servizi che desideri essere presente all’interno del mondo raccontato da Layar, deve solo rendere disponibili le coordinate geografiche dei propri servizi o degli oggetti a cui si riferiscono i propri contenuti. Allo stato, a collaborare con SPRXmobile, sono la banca ING, l’agenzia immobiliare Funda, il social network Hyves, più diffuso ed utilizzato di FaceBook, in Olanda, l’agenzia di lavoro temporaneo Tempo ed il fornitore di servizi sanitari Zekur. Per il mese di Luglio è prevista l’inclusione, tra gli strati informativi disponibili, delle informazioni di Google local search, e di Tweets nearby ma è facile prevedere che la possibilità di consultare quantità sempre maggiori e diverse di informazione crescerà a dismisura con l’espandersi dell’utilizzabilità dell’applicazione in altri paesi (Stati Uniti, Germania, e Gran Bretagna saranno i prossimi), così come l’interesse di società che fanno dell’offerta di beni o servizi legati al territorio il proprio ambito di attività.
Trovate una demo del funzionamento di Layar qui accanto, nella colonna dei video. Ed è senz’altro uno di quei casi in cui un’immagine vale più di mille parole. Ne sentiremo parlare.




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