Apre i battenti al pubblico la prima beta di Qik, il servizio di personal video broadcasting pensato e realizzato per piattaforme mobili che consente ai suoi utenti di inviare in rete video in presa diretta. E’ sufficiente installare sul proprio telefonino con sistema operativo Symbian o Windows Mobile l’applicazione fornita dalla società californiana per andare “on air”ed inviare il flusso video acquisito dalla videocamera, in tempo reale, ad un numero qualsiasi di spettatori, completo di audio e senza limiti di durata, di banda consumata, di audience.
Superati i problemi di lentezza iniziali, dovuti principalmente alle infrastrutture di comunicazione e di rete, con Qik è ormai possibile inviare con fluidità riprese di buona qualità. Ancora non comparabili a quelle effettuate da una webcam, ma ampiamente adeguate alla situazione. Gli utenti possono scegliere di condividere il proprio canale, decidere chi può inviare video, chi può vederli, formare gruppi di ascolto, pubblici o privati e persino creare canali temporanei dedicati allo streming di un particolare evento. Una vera e propria rivoluzione, insomma. Almeno potenzialmente. Soprattutto considerando che Qik nasce direttamente orientato al mondo del social networking. Il nuovo player web messo a disposizione, infatti, è pronto per essere inserito come widget nelle pagine e nei profili di Facebook, MySpace, Twitter e YouTube, solo per menzionarne alcuni.
E’ gia in pista, ovviamente, una versione alpha per iPhone 2G ed in arrivo a breve una per il 3G anche se sembrerebbe necessario, al momento, aver sbloccato il dispositivo per poterlo utilizzare a piana capacità
Trovate qui l’elenco dei terminali supportati ad oggi.
Qik, per ora, è limitato al solo territorio statunitense ma c’è da chiedersi, qualora non lo fosse, che speranze avremmo in Italia di poterlo utilizzare, visto che l’elevata quantità di dati veicolati durante un flusso di video in streaming non può prescindere dalla disponibilità di un accesso alla rete senza limiti di trasferimento e, soprattutto, a tariffe abbordabili. Merce purtroppo ancora rara se non rarissima nel mercato italiano delle telecomunicazioni.
C’è inoltre, e non è un dato trascurabile, un problema di privacy non indifferente. Diversamente dagli Stati Uniti, infatti, nel nostro Paese non è consentito pubblicare immagini o video di persone senza il loro consenso scritto, se non negli ambiti limitati dal diritto di cronaca.




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