Secondo Bob iannucci, chief technology officer di Nokia, nel futuro prossimo cambieremo progressivamente ma radicalmente il modo in cui interagiamo quotidianamente con il mondo intorno a noi. I continui progressi nel campo dei dispositivi mobili e dei sistemi di posizionamento satellitare e la diffusione sempre più capillare della possibilità di accedere alla rete, stanno preparando il campo ad una serie di cambiamenti che influiranno profondamente nella vita di ciascuno di noi.
Pensiamo, ad esempio, ad un mondo in cui tutti o quasi i dispositivi mobili di comunicazione, telefonini, smartphone e pc ultra portatili, siano dotati di sensori che gli consentano di acquisire dati su quanto li circonda e di inviarli in tempo reale, unitamente alla posizione geografica da gps, ad una centrale di raccolta che li aggreghi, li analizzi e ne estragga informazioni da rendere fruibili a tutti attraverso gli stessi dispositivi.
Posizione, direzione e velocità di spostamento, pressione atmosferica e condizioni del tempo intorno a noi, una enorme quantità di dati raccolta da milioni di singoli punti in movimento sul territorio. I metodi di analisi e previsione meteorologica, solo per fare un esempio, cambierebbero radicalmente. Mentre il telefono, che già conosce la strada che facciamo per andare a lavorare ed ha accesso all’agenda degli appuntamenti, sarà in grado di comunicarci che c’è un ingorgo a qualche isolato di distanza da dove ci troviamo e di proporci un itinerario alternativo, visto che non arriveremo mai in tempo in ufficio per l’ora del primo appuntamento.
Se a questo scenario sommiamo le immense potenzialità di comunicazione interpersonale offerte dal social networking, eccoci trasportati in una realtà in cui sarà possibile vedere le tracce lasciate, nel luogo ove ci troviamo, dal passaggio di migliaia di persone e lasciarne a nostra volta. Messaggi, foto, video, entità immaginarie del tutto virtuali: ogni genere di informazione, dalle indicazioni per una caccia al tesoro postate su un monumento, ai commenti sul cibo e sul servizio lasciati sul tavolo di un ristorante in centro. La fisicità dei luoghi che visitiamo che si intreccia, istante per istante, al virtuale della comunicazione globale. Provate ad immaginare cosa vedreste guardando fontana di Trevi attraverso lo schermo del vostro smartphone.
Una vera e propria versione 2.0 della cosiddetta realtà aumentata ovvero, nella definizione che ne da Wikipedia, della possibilità di sovrapporre alla realtà percepita una realtà virtuale generata dal computer.
La traslazione o meglio l’embedding, l’immersione, nell’ambiente che ci circonda, di una serie di interazioni che oggi sono limitate allo schermo del nostro computer. Luce virtuale, la chiamerebbe probabilmente quel grandissimo visionario di William Gibson. La stessa che consentiva a chi inforcasse gli occhiali al centro del suo omonimo romanzo (del 1993), di gettare uno sguardo, insieme, sul mondo com’è e sul mondo come sarà.



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